Intervista al Gran Priore:

"i Templari sono fra noi"

 Serena Ellero intervista Walter Grandis

 

Serena Ellero - Come devo chiamarla: eccellenza, gran priore o altro?

Walter Grandis - “Eccellenza” è un titolo che usiamo solo nel corso delle cerimonie e, in quella circostanza, al Gran Priore viene dato del “voi” a significare che egli, con la sua carica a vita, rappresenta l’intera comunione. Poiché sono un collega giornalista chiamami Walter…

S.E. - Quindi “Gran Priore” è una carica a vita?

W.G. - L’aspetto militare dell’Ordine, per quanto simbolico, non contempla rielezioni per i vertici in quanto sarebbe davvero improprio che un generale dovesse periodicamente candidarsi per farsi eleggere dalla truppa. In rispetto alla regola associativa italiana viene eletto ogni biennio un Cancelliere Nazionale con funzione di Presidente e con la rappresentanza civile dell’Istituzione.

S.E. - Il vostro è un Ordine prettamente religioso?

W.G. - No, il nostro non è assolutamente un Ordine religioso. Indubbiamente gli antichi Cavalieri Templari sorsero come Ordine monastico e, quando ricevettero il riconoscimento della Chiesa, si posero alle dirette dipendenze del Papa. Ma, circa due secoli dopo, quando un altro Pontefice revocò questo riconoscimento e permise le persecuzioni nei loro confronti, i superstiti si riorganizzarono in forma prettamente cavalleresca e sovrana affrancandosi da ogni autorità e ritornando, quindi, allo status dei loro primi nove anni di storia. Nell’Ordine moderno accettiamo chiunque possa dichiarare di ammettere che vi è, all'origine di tutte le cose, un principio unico creatore e riconoscere all'uomo una dimensione spirituale superiore. In virtù di simile dichiarazione, che ogni postulante deve sottoscrivere per poter essere ammesso, Cavalieri e Dame vivono, gli uni accanto agli altri, pur avendo convinzioni spirituali o filosofiche diverse. Le nostre cerimonie di accoglimento si svolgono spesso in chiese e precedute, a volte, da una Messa che va a interpretare e sostituire la spirituale “veglia d’armi” del Cavaliere. Questo, tuttavia, avviene quando incontriamo un sacerdote illuminato disposto ad accoglierci pur conoscendo la nostra vocazione a un ecumenismo mirante alla Fratellanza Universale. Se, invece, costui teme le direttive della Chiesa, che bloccano l’accesso agli Ordini non riconosciuti, non lo disturbiamo e andiamo altrove devolvendo l’obolo per la carità, previsto in tali circostanze, verso altre destinazioni.

S.E. - Ma la Chiesa potrebbe un giorno riaccogliervi?

W.G. - Io credo proprio di no e, comunque, noi non lo abbiamo mai chiesto. Nel 2011 abbiamo emesso un decreto con il quale come neo-templari perdonavamo gli autori dei massacri ai nostri “antenati spirituali”… Nella circostanza sono stato accolto in Vaticano dall’avv. Guzman Carriquiry, Sottosegretario Pontificio, al quale ho consegnato copia dell’atto che, nel nostro intento, vuole aprire una nuova pagina di dialogo e questo ci basta.

S.E. - Vi si può considerare più una setta, una comunità iniziatica o un Ordine cavalleresco?

W.G. - La definizione di “setta” indica una associazione caratterizzata da distinzione o separazione ideologica nei confronti di una dottrina noi, quindi, non siamo una setta: la nostra filosofia e i nostri comportamenti mirano a unire e non certo a separare. Non possiamo essere considerati neppure una società iniziatica perché non proponiamo alcun “initium” ai nostri associati che certe caratteristiche morali e di pensiero, cui ambiscono gli iniziandi, devono già possederle. Come “Ordine cavalleresco” non abbiamo il riconoscimento dello Stato italiano e ci identifichiamo, quindi, nelle regole del Codice Civile sulle associazioni autorizzate dalla Costituzione. A tale proposito evidenzio che, in tutte le nostre principali manifestazioni, siamo gli unici a ricevere e da molti anni il saluto e il plauso da parte della Presidenza della Repubblica.

S.E. - Vi sono attinenze fra voi e la Massoneria?

W.G. - L’aspirazione alla Fratellanza Universale, la difesa delle libertà, le azioni di solidarietà o l’esaltazione dell’amicizia sono prerogative dichiarate da molti sodalizi e la massoneria, società iniziatica per eccellenza, è fra questi. Mentre le Logge, per loro ammissione, operano al miglioramento individuale dei singoli componenti, le nostre Commende riuniscono uomini e donne la cui crescita interiore, già maturata, viene messa al servizio dell’esterno per la diffusione di valori come quelli indicati. In alcuni riti della Massoneria viene fatto riferimento agli antichi Cavalieri del Tempio ma l’attribuzione di simili titoli è un fatto puramente simbolico. Qualcuno sostiene, senza però offrire la minima prova, che la massoneria derivi dai Templari avendo le antiche confraternite di costruttori dato asilo ai cavalieri perseguitati dal re di Francia. Nel mentre è possibile che qualche singolo si sia rivolto a chi, in passato, aveva assoldato per l’edificazione di chiese o fortezze, risulta molto improbabile che potesse esistere un nesso di ideali e finalità con gli umili costruttori.

S.E. - In internet si scoprono una miriade di associazioni che si definiscono templari come mai e qual è la differenza fra voi e loro?

W.G. - In effetti, soprattutto negli ultimi anni, è scoppiata la moda di un certo templarismo favorita dalla Rete del WEB che permette a chiunque di affermare tutto e il contrario di tutto senza la minima esigenza di comprovare le proprie dichiarazioni. Pur essendo in possesso di un’ampia documentazione che attesta la nostra regolarità “neo-templare” in discendenza diretta dal 1804, non possiamo far nulla davanti a questo fenomeno: non esiste, infatti, un “copyright” da difendere che possa, in tal senso, garantirci. Millantatori, usurpatori e ciarlatani possono essere, tuttavia, facilmente riconosciuti esaminando attentamente le loro parole o osservando i loro paramenti che, spesso, sono vere e proprie mascherate carnevalesche. Se, poi, si scoprono le quote richieste ai loro postulanti si comprende il vero motivo che li anima: all’appagamento della vanità essi aggiungono il lucro da “venditori di patacche”.

S.E. - Parole dure… vi considerate i soli e autentici discendenti dei Templari?

W.G. - Alcuni di costoro meriterebbero molto più di semplici parole per punirli del male che stanno facendo a un ideale come il nostro. Fra costoro c’è gente che ha un passato incredibile di truffe, falsificazioni e arresti con mesi di detenzione. Abbiamo documentazioni in proposito ma usarle sarebbe controproducente e non consono al nostro stile. Preferiamo, con malcelata altezzosità, ignorare la loro esistenza: per noi sono polvere… fastidiosa ma solo polvere! Nessuno, al momento, può affermare di discendere dai Cavalieri del Tempio come, per contro, nessuno può “sic et sempliciter” sostenere che l’Ordine non esista più. Noi ci definiamo “neo-templari” e facciamo riferimento al Capitolo di Parigi del 4 novembre 1804 quando Napoleone Bonaparte favorì l’unificazione di varie correnti illuministe che, successivamente, adottarono il nome di “Ordre Souverain et Militaire du Temple de Jérusalem”.

S.E. - Quali modalità ci sono per entrare a far parte della vostra Istituzione e le donne possono accedervi?

W.G. - Si entra su presentazione di un Cavaliere o di una Dama che fanno un “parrainage” nei confronti del richiedente rispondendo, anche in futuro, dei suoi comportamenti. Se una persona non conosce nessuno può rivolgere la sua domanda alla Segreteria Priorale e sarà lo stesso Gran Priore a garantire per lui dopo adeguati accertamenti per conoscere caratteristiche e predisposizione d’animo del postulante. L’età minima richiesta è di 25 anni ma i più giovani possono accedere come Scudieri o Novizie per un periodo minimo di sei mesi e massimo di due anni. 

Esistono poi i Paggi e le Damigelle che, generalmente, sono i figli di Cavalieri o Dame e, infine, i Fratelli e Sorelle d’Arme rappresentati da persone aggregate all’Ordine che desiderano condividere le nostre attività ma rinunciano a indossare il mantello della Cavalleria Templare. Le donne, che vengono accolte come Dame, rappresentano una componente indispensabile dell’Ordine. Per loro non è prevista una carriera gerarchica di comando ma senza la loro presenza non è possibile procedere a un’investitura. Ad esse viene riservata la componente della solidarietà e beneficenza, le attività amministrative e quelle diplomatiche di rappresentanza. Esse vigilano sui comportamenti dei Cavalieri pronte a ricordar loro gli impegni assunti. Un ruolo determinante insomma.

S.E. - Nel “terzo millennio” quale esigenza c’è di indossare un antico mantello per conseguire gli obiettivi che vi prefiggete e quali sono queste finalità?

W.G. - In questo nuovo millennio, in effetti, l’umanità, giunta a un’evoluzione scientifica e di pensiero senza precedenti per l’accelerazione che ha avuto, non dovrebbe necessitare di questo “sguardo al passato” ma è proprio l’uso del condizionale, cui sto ricorrendo, che fa intuire quanto sia necessario vivificare e proteggere valori che, nei momenti attuali, sono scomparsi o assopiti pericolosamente nell’animo e nei comportamenti della gente. La strada che l’Uomo percorre è sbagliata: il progresso e l’agiatezza che ne deriva creano profonde e pericolose divisioni. La morale moderna non conosce il senso della Fratellanza, il dovere alla solidarietà, la necessità di non chiudersi nell’indifferenza. In questi anni le istituzioni umane come la scuola, la famiglia, ma anche i Sindacati, i Partiti e le Chiese hanno perduto e continuano a perdere i loro ruoli iniziali. Solo il “dio denaro” rappresenta un valore immediato e comprensibile. Arginare un fiume inquinato che straripa e rischia di distruggere ogni cosa è il compito che ogni persona per bene dovrebbe intimamente percepire.

S.E. - A livello internazionale è sempre vacante il ruolo di Gran Maestro a quando la prossima elezione?

W.G. - Si è pensato alla simbolica data del 2014 ma nulla di definitivo.

S.E. - Si può già ipotizzare un nome?

W.G. - No, non vi è alcun nome all’orizzonte. Forse il futuro Maestro deve ancora essere accolto nell’Ordine… San Bernardo, riferendosi ai Cavalieri Templari nel suo “De laude novae militiae”, sostiene: “Fra di essi nessuno è inferiore; onorano il migliore e non colui che vanta titoli più alti”.

S.E. - Sarà questo il metodo di scelta?

W.G. - Ovviamente si… non ne conosciamo altri.

Mobile Version | Standard Version