Nota storica

Chi erano i Cavalieri Templari

Nel 1118, terminata la Prima Crociata, 9 cavalieri capeggiati da Hugues de Payns decisero di abbandonare ogni ricchezza e, secondo la storia ufficiale (*), di offrire le loro spade alla protezione dei pellegrini che si recavano in Terrasanta. Il Patriarca di Gerusalemme Baldovino II ammirando le scelte di questi nobili che il popolo chiamava i "Poveri Cavalieri di Cristo" donò loro una vecchia dimora che si trovava nel luogo dove era sorto il Tempio di Salomone. Da questa vicinanza nacque il titolo di "Ordine del Tempio" e i suoi cavalieri da allora furono chiamati "Templari".

Con il trascorrere degli anni e per l'intervento di San Bernardo che compose il "De Laude Novae Militiae" esaltando le virtù di questi cavalieri, l'Ordine crebbe e acquisì numerosi privilegi fra i quali, dopo il riconoscimento ufficiale della Chiesa di Roma nel Concilio di Troyes, quello di autonomia da ogni autorità civile e religiosa e la dipendenza diretta dal Pontefice.

I loro possedimenti furono esenti da qualsiasi tassa e innumerevoli furono le donazioni destinate al "Tempio". Parteciparono a crociate e battaglie distinguendosi per abilità, coraggio e sprezzo delle superiorità numeriche degli avversari.

Dilagando, con la presenza delle loro magioni (Commende), in tutta l'Europa divennero anche una potentissima organizzazione finanziaria. La fama di abilità e onestà che li circondava e la sicurezza dei loro insediamenti militari, pressoché inespugnabili, li trasformò in eccellenti banchieri cui ricorsero i potenti dell'epoca. Si attribuisce loro la creazione delle prime "carte di credito" che consentivano ai pellegrini di viaggiare da una Commenda all'altra senza avere con sé le ricchezze necessarie al viaggio che avevano depositato all'atto della partenza garantendosi la protezione e l'ospitalità di quei misteriosi cavalieri che vestivano il mantello bianco ornato da una croce rossa all’altezza del cuore.

Furono temuti e stimati dagli avversari con i quali, nei periodi di pace, ebbero numerose frequentazioni avvicinando la loro mistica cristiana alle conoscenze e tradizioni dell'Islam. Forse fu proprio questo incontro fra l'Oriente islamico e l'Occidente cristiano che fece maturare l’utopia di un amalgama per giungere a una Fratellanza Universale che venne definita il "Grande Sogno dei Templari".

Il giudizio comune degli storici sostiene che a causa di questi contatti, giudicati pericolosi per la cristianità, ma anche per le enormi ricchezze accumulate, i Templari si attirarono l'odio del re di Francia Filippo IV detto "il Bello" che, oltre ad aver ricevuto il rifiuto all'ingresso di suo figlio nell'Ordine, era anche fortemente indebitato nei riguardi del "Tempio". Nel 1307 egli convinse il suo amico Papa Clemente V a mettere sotto inchiesta l'Ordine accusandolo di eresia. Persecuzioni, lunghe detenzioni e le torture dell'Inquisizione con l'uccisione di molti cavalieri, fiaccarono le forze dell'Ordine abituato ad affrontare i nemici in combattimento ma incapace di reagire alle meschine ragioni di stato ed ai tradimenti.

Nel Concilio di Vienne, dopo la bolla "vox in excelso" che sopprimeva l'Ordine, venne emanata, nel 1312, bolla "ad providam" con la quale il Papa destinava i beni dei Templari all'Ordine degli Ospitalieri detti anche Cavalieri di Rodi i quali, circa due secoli dopo, assumeranno il nome di Cavalieri di Malta.

L'Ordine del Tempio - per la Chiesa di Roma - era di fatto sciolto. Il Gran Maestro Jacques de Molay, che era stato imprigionato con altri dignitari e costretto sotto tortura, a confessare colpe ignobili, ebbe modo di ascoltare il 18 marzo 1314 le accuse che gli venivano mosse sulla base delle sue "confessioni". Indignato ritrattò con orgoglio ogni parola accettando così la tragica conseguenza di essere messo a morte sul rogo insieme al Precettore di Normandia Goffredo di Charney.

Il fuoco arse la sera stessa su un'isolotto della Senna a Parigi e, secondo la storia "ufficiale", questo supplizio decretò la fine dell'Ordine...

Ma il fuoco estinse veramente il grande sogno dei templari e i valori che in esso erano racchiusi? Sono in molti a credere che l'Ordine non si fermò con la morte del suo Maestro e che, prima in clandestinità, poi alla luce del sole proseguì la sua esistenza fino a oggi.

Chi fu il vero carnefice?

Secondo la storia Filippo il Bello convinse il suo amico Papa Clemente V a mettere sotto inchiesta l'Ordine facendolo accusare di eresia, di adorazione di un idolo demoniaco: il Baphomet, di atti omosessuali e di aver rinnegato Cristo sputando sulla croce. Filippo IV e il suo fido Nogaret (costui, ancorché scomunicato in precedenza per lo "schiaffo di Anagni, venne ugualmente accettato quale principale accusatore e coordinatore della "Santa" Inquisizione) furono veramente i boia dell'Ordine o rappresentarono solamente un "braccio" armato della Chiesa, la quale dovendo eliminare un Ordine, divenuto non più controllabile e quindi pericoloso per i segreti che possedeva, preferì ricorrere a terzi per ottenere questo risultato?

A sostegno di questa tremenda ipotesi vi è anche l'esistenza della Bolla "Dignum Esse Conspicimus" emessa nel 1265 da Papa Clemente IV con la quale si proibiva a chiunque (pena la scomunica) di porre sotto processo un templare... come poteva la Chiesa ignorare e contravvenire alle proprie regole… molto più semplice consentire che tale operazione fosse condotta da altri già scomunicati.

Lo scioglimento non rappresenta la fine

Con gli atti del 1312 Papa Clemente V scioglie l'Ordine del Tempio, ma bisogna rilevare che se tale decisione sottrae il riconoscimento della Chiesa all'Istituzione, non può decretare la sua fine formale e storica. Così come si era formato molti anni prima di ricevere una identità da parte della Chiesa, esso poteva proseguire, anche dopo la revoca del riconoscimento, in una sua esistenza sovrana.

Valori eterni

Vi sono ideali e valori presenti nelle regole, nelle tradizioni e nella storia della Cavalleria Templare che hanno ancora oggi una grande attualità.

La fratellanza universale che significa convivenza pacifica; la dignità cavalleresca che comporta la difesa e assistenza del più debole; la lealtà che è il collante fondamentale della solidarietà rappresentano alcuni di questi valori che inducono alcuni uomini e donne del terzo millennio ad associarsi all’ombra di un vessillo comune e in questo loro “stare insieme per fare insieme” possono considerare i Templari come i propri antenati spirituali.

 

Riflessioni

Concludiamo con i pensieri di due studiosi italiani,

una preghiera di Francesco Maria Arouet (Voltaire)

e una nota del Gran Priore.

 

Michele Raffi, conclude così il suo libro "Apologia dei Cavalieri Templari": "L'eliminazione fisica di essi non estinse il loro ideale che si concretava in una suprema sintesi di valori eterni, quali la difesa dei deboli, la solidarietà verso il prossimo, la consapevolezza che le più alte azioni non devono essere strumentali ad esaltare il prestigio individuale, ma a nobilitare l'uomo in quanto tale e Dio che l'ha creato "a Sua immagine e somiglianza" non a caso il loro motto recitava: Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam"

Franco Cuomo, nel capitolo dedicato ai Templari del suo libro "Gli Ordini cavallerschi" sostiene: "Con il rogo del 1314 i templari escono dalla storia ed entrano nella leggenda. La diaspora non interrompe il filo dell'avventura templare, per cui gli adepti sopravvivono segretamente, inserendosi negli altri ordini o mimetizzandosi nel filo dell'esoterismo più occulto."

Voltaire, il celebre filosofo, forse pensava ai Cavalieri del Tempio quando, rivolgendosi a Dio in una sua famosa invocazione, scriveva: “... che tutte le piccole sfumature che distinguono questi piccoli atomi chiamati uomini non siano segnali di odio e di persecuzione; che coloro che accendono ceri a mezzogiorno per celebrarTi sopportino coloro che si accontentano della luce del Tuo sole; che coloro che coprono la veste loro di una tela bianca per dire che bisogna amarTi non detestino coloro che dicono la stessa cosa portando un mantello di lana nera...”

a cura della Sorella Elena G.

Nota

Nati per difendere i pellegrini? NON è dimostrato!

(Dal libro “Templari: il vero segreto” di Walter Grandis)

Se a tutti può apparire poco credibile, come viene affermato dagli storici “ufficiali”, che nove uomini, seppure abili combattenti, fossero in grado di proteggere decine di migliaia di fedeli-pellegrini, diviene logico e accettabile che gli stessi potessero proteggere un centinaio di operai. A suffragio di ogni legittimo dubbio sull’affermazione che i Templari fossero nati per difendere le masse dei pellegrini che si recavano in Terrasanta vi è anche la lettura attenta sia della loro Regola primitiva, sia di quella approvata in seguito dal Concilio con qualche modifica. In nessuno di questi testi si fa riferimento al presunto impegno di difesa dei pellegrinaggi. Non ne parla neppure San Bernardo nel suo “De laude novae militiae”. Rimane la perplessità sul motivo che induce celebri scrittori e romanzieri, illustri studiosi, abili conferenzieri e tanti uomini di chiesa a sostenere la medesima affermazione (divenuta ormai “storia ufficiale”) senza porsi mai un briciolo di dubbio.
 
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