Messaggio del Gran Priore 

 

IL NOSTRO MOTTO: DIGNITÀ, LEALTÀ, IMPEGNO.

Il lungo, ma programmato, silenzio sul nostro sito WEB ha favorito un periodo di riflessione.

Siamo nuovamente in azione, anche con questo strumento, nella certezza di operare sempre al meglio.
In questo intervallo, i Fratelli e le Sorelle si sono dimostrati pronti a continuare il lavoro con impegno, dignità cavalleresca e lealtà per conseguire i nuovi obiettivi che ci attendono.
La realtà storica dell'Ordine, riconosciuta e consolidata nel Gran Priorato d'Italia, è un'Istituzione originale che non va confusa con una delle varie copie sorte negli ultimi anni sia nel nostro Paese sia all’estero.

QUALI SONO I NOSTRI OBIETTIVI

Il “Graal”, la “vendetta di De Molay”, il “tesoro scomparso”, le “verità nascoste”, i “poteri occulti”, i “messaggi esoterici di Leonardo da Vinci” sono argomenti che non ci interessano. Non fanno parte del bagaglio culturale o delle aspettative dei componenti il Gran Priorato d’Italia. Lasciamo tutto questo alle parole degli imbonitori, alla penna di astuti romanzieri e alle aspettative degli illusi.
Viene da pensare, a volte, che il grande fardello di leggende, fantasie e ipotesi non dimostrabili, oggi presente nella letteratura, sia stato costruito di proposito e venga continuamente alimentato con il solo scopo di distrarre dai veri ideali templari.
Gli antichi Cavalieri Templari, dalla misteriosa nascita alla loro sanguinosa fine, hanno pagato con la vita il perseguimento di tali ideali.
Noi abbiamo preso l’impegno di individuare questi ideali, per renderli ancora attuali, diffonderli e proteggerli.
Siamo legittimati a questa azione da oltre due secoli di attività moderna, siamo chiari, semplici e coerenti con il passato del nostro Ordine.
Crocifissioni, roghi e ghigliottine sono state sostituite dal discredito, dalla calunnia e dalla derisione per eliminare le idee contrarie alla verità.
I nostri detrattori dovrebbero imparare che seppellire un seme nella buona terra, per nasconderne l'esistenza, servirà solo a farlo germogliare vigoroso per dare nuovi frutti.

L’ORDINE OGGI

Quasi sempre chi ci avvicina chiede: “…ma voi cosa fate e perché vi dichiarate un Ordine di ispirazione templare?...”
Le nostre risposte abituali sono:
“… lavoriamo per la fratellanza universale, l’aspirazione degli antichi Cavalieri Templari…”
“… cerchiamo di costruire una vera solidarietà verso il prossimo…”
“… ci dedichiamo a ricerche storiche per valorizzare l’antica cavalleria e l’Ordine del Tempio..."
“… non è facile spiegarlo a chi non fa parte della nostra Istituzione… è come cercare di spiegare il sapore di un’arancia a chi non ne ha mai assaggiata una…”.
Le risposte sono tutte corrette, ma non soddisfano chi chiede. La nostra attività basilare ed impegnativa è legata al concetto di Dignità cavalleresco - templare: azione, dovunque e sempre, non “rappresentazione”.
Il mondo di oggi è talmente confuso nelle necessità materiali da porre, come prioritari, valori quali il denaro, il successo, il divertimento e la posizione sociale.
Appare così, incomprensibile se non addirittura sospetta, l’aspirazione di un “Gruppo” come il nostro a coltivare semplici valori spirituali quali: l’Amicizia, la Comprensione, la Solidarietà verso i più bisognosi, il Rispetto degli anziani, la Protezione dei giovani.

L’ORDINE VERSO I POSTULANTI

In questo momento storico l'Ordine si deve porre, verso i postulanti, come un'Istituzione capace di farli meditare sugli impegni che essi assumeranno con la loro partecipazione.
L'Ordine non fa proselitismo, anche se le sue porte sono sempre aperte a uomini e donne desiderosi di condividere gli stessi significati del nostro “stare assieme”.
Il passato più recente insegna ad usare la massima prudenza e consapevolezza nell’accogliere nuovi postulanti.
Non ci sono vantaggi ottenibili attraverso l'Ordine: il solo dirlo sarebbe una grave millanteria! E' valida anche nel nostro ambito la celebre frase di J. F. Kennedy: “Non chiedere che cosa possa fare l'Ordine per te, ma chiediti che cosa Tu possa fare per l'Ordine".

I RAPPORTI CON LE CHIESE

Il postulante, per essere ammesso all'Ordine deve dichiarare che: “Vi è, all’origine di tutte le cose, un principio unico creatore che riconosce all’uomo una dimensione spirituale superiore”.
Codesta enunciazione determina e chiarisce il nostro pensiero ecumenico.
In una lettera scritta allo scomparso pontefice Karol Wojtila avevamo auspicato, da parte della Chiesa di Roma, una revisione storica del processo che ha condotto alla soppressione dell’Ordine del Tempio. Mai abbiamo chiesto, ad alcuna Autorità ecclesiastica, un riconoscimento quali “Neo-Templari”.
Da parte nostra è una semplice questione di coerenza con il nostro essere Templari.
Il nostro ecumenismo è aperto a tutti e non può essere codificato da una Chiesa, a scapito di altre convinzioni religiose o filosofiche.
La propensione al dialogo con tutti è racchiusa nel pensiero espresso dal nostro Decreto del 19 marzo 2011, nel quale, istituendo la “Giornata della Remissione”, i neo-templari italiani hanno dichiarato il loro perdono ai colpevoli (e agli attuali discendenti) delle persecuzioni contro i propri “antenati spirituali” agli inizi del XIV secolo.
Questo storico Decreto è stato consegnato alle Autorità del Vaticano.
Quando i Templari, nostri “antenati spirituali”, sognavano una società unificata nelle religioni, capace di pregare assieme seppure in modi diversi, dimostravano di non volere un “dio creato dall’uomo” ma una divinità “sentita” da ogni uomo. Essi furono, in questo modo, i primi artefici di un’evoluzione che determinò il passaggio dall’oscurantismo medioevale all’universalità del pensiero.
Noi non siamo una setta.
Sollecitiamo ogni nostro confratello a seguire la convinzione spirituale nella quale egli si riconosce e, in questo modo, neghiamo l’ingresso nell’Ordine a chi si professi: “privo di Dio”. Apriamo le nostre porte all'ateo agnostico che non neghi l'esistenza del divino, ma che accetti la sua inconoscibilità attuale.
In Italia, dove la maggioranza degli iscritti appartiene alla religione cristiano cattolica, le cerimonie di investitura avvengono spesso in una chiesa anche se, nel 2005, l’allora Papa Benedetto XVI attraverso il Cardinale vicario Ruini, ne avrebbe proibito l’utilizzo per tali scopi, confermando la disponibilità degli edifici di culto unicamente ai Cavalieri di Malta e del Santo Sepolcro, riconosciuti dalla Chiesa di Roma.
Quando incontriamo un sacerdote particolarmente illuminato che ritenga di ospitare le nostre cerimonie nel nome dell'ecumenismo, esse sono sempre precedute da una Messa di suffragio per ricordare tutti i caduti di ogni luogo e tempo. In queste circostanze, a significare che ci sentiamo protetti dalla sacralità del luogo, ed in segno di rispetto, depositiamo la nostra spada ai piedi dell’altare.
La partecipazione alla Messa rappresenta un punto focale d'incontro con la propria spiritualità e sostituisce la “veglia d’armi” del Cavaliere.
Per arrivare all’attualità di questi giorni.
Qualcuno ha chiesto il nostro pensiero sulle dimissioni di Papa Benedetto XVI e la successiva elezione di Papa Francesco.
Nessun commento sull’abbandono di Ratzinger e un plauso ai “primi passi” del nuovo Papa del quale cogliamo, in particolare, due frasi dai suoi discorsi.
In quello iniziale ha accennato alla “Grande Fratellanza”, un concetto che rappresenta il sogno dei Templari. Successivamente, in un incontro con giornalisti, riferendosi a San Francesco, ha esclamato “quanto vorrei una Chiesa povera” e, quando ha impartito la benedizione in silenzio, ha spiegato: "... so che in mezzo a voi ci sono atei e rispetto il pensiero di tutti...". Per noi è questo il vero modo di amare il prossimo.

I RAPPORTI CON LO STATO

La nostra Istituzione, per la legge italiana, si configura negli articoli 36, 37, 38 del Codice Civile relativi alle associazioni “non riconosciute”.
“Non riconosciuti” è un termine che non significa irregolari. Analoga qualifica è adottata da partiti, sindacati ecc. e, in sostanza, specifica che tali libere associazioni non sono sottoposte a quelle norme che il Codice prevede per quelle che hanno assunto una personalità giuridica come, ad esempio, le fondazioni sulle quali l’autorità governativa esercita controllo e vigilanza.
L’Assemblea Generale del 22 marzo 2003 votò all’unanimità una mozione affinché l’Atto Costitutivo e lo Statuto fossero registrati presso gli organi competenti dello Stato e così avvenne all’Ufficio del Registro di Trieste il 11 agosto 2003 con il n. 4478.
Con tale registrazione venne sancita la completa autonomia del Gran Priorato d’Italia in ossequio alla Normativa emessa a Parigi, il 27 dicembre 1970, dal Gran Maestro Zdroiewski, ma va osservato che anche in precedenza il Gran Priorato aveva la sua regolare operatività sia storica, sia legale, sul territorio italiano quale emanazione diretta dell’associazione belga dell’OSMTJ come previsto, in tal senso, dalla Sentenza della Corte Costituzionale del 28 giugno 1985, n. 183. (Presidente Roehrssen, relatore Gallo)

I TEMPLARI E NOI

Noi non siamo templari…! Non lo siamo se intesi come discendenti diretti al rogo di De Molay in quanto non possiamo affermare quello che, al momento, non siamo in grado di dimostrare: questa è onestà intellettuale!

Un giorno, forse, i 492 anni che intercorrono dal 1312 (Concilio di Vienne) al 1804 (anno di costituzione del nostro Ordine moderno) troveranno una documentazione attendibile che li collega e sarà possibile modificare questa affermazione ma, per il momento, possiamo solo dichiararci “eredi spirituali” di alcuni valori e degli ideali dei Cavalieri del Tempio.
L'ordine dei Cavalieri Templari non è mai stato effettivamente sciolto dalla Chiesa di Roma nel 1312 per il semplice fatto che non ne aveva l'autorità, essendo stato fondato prima del riconoscimento ecclesiale (1118). In quell'occasione, la Chiesa Romana ha potuto soltanto revocare il riconoscimento formale dell'Ordine datato 1128 al Concilio di Troyes.
Tuttavia, quale importanza può avere, rispetto alle tante cose da fare, affondare le proprie radici nel 1118 o nel 1804? Non sempre la storia è garanzia di legittimità ma molto più spesso lo è di usurpazioni e falsità da parte di chi la tramanda…!
Noi - questo è vero - al nostro interno, in rispetto agli ideali di fratellanza universale cui ci ispiriamo, ci chiamiamo “Cavalieri e Dame Templari” ma oggi non abbiamo più un Tempio da difendere, ne abbiamo tanti… uno per ogni Donna e Uomo del pianeta.

 

Walter Grandis

Gran Priore d’Italia

Fatto a Trieste il 18 marzo 2013 (895° a.O.)

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